L'ARTE SPIEGATA
Cos'è il Kabuki? Origini e i suoi due stili di recitazione
Il kabuki nacque su un letto del fiume a Kyoto nel 1603 e si divise in due stili, aragoto e wagoto — ecco come funziona davvero sul palco questo dramma stilizzato secolare.
Vedi i biglietti per il Kabukiza su GetYourGuide ↗Una forma teatrale nata in un letto di fiume
Le origini del Kabuki vengono tradizionalmente fatte risalire al 1603, quando una performer di nome Izumo no Okuni iniziò a mettere in scena danze anticonvenzionali sul letto asciutto del fiume Kamo a Kyoto. La sua compagnia mescolava danza, sketch comici e costumi audaci, e lo stile riscosse un successo travolgente tra i cittadini comuni di Kyoto — in netto contrasto con il teatro Noh, più austero e patrocinato dall'aristocrazia, che esisteva già all'epoca. Le compagnie rivali copiarono rapidamente il suo format e, nel giro di una generazione, il Kabuki si diffuse nelle altre grandi città del Giappone, tra cui Edo, la città che in seguito sarebbe diventata Tokyo e, infine, la sede del Kabukiza.
Due stili di recitazione rivali emergono
Verso la fine del Seicento, il Kabuki si era già diviso in due distinte tradizioni sceniche che ancora oggi ne plasmano l'arte. L'Aragoto ("stile rude"), sviluppato a Edo dall'attore Ichikawa Danjūrō I intorno al 1680-1700, predilige eroi roboanti e sopra le righe, pose esagerate e un audace trucco kumadori rosso o blu. Il Wagoto ("stile morbido"), nato nello stesso periodo nella regione di Kyoto-Osaka per mano dell'attore Sakata Tōjūrō, privilegia invece un'interpretazione più dolce e naturalistica, adatta a storie romantiche e domestiche, con poco del trucco pesante e dei costumi imbottiti tipici dell'Aragoto. I due stili sono cresciuti da pubblici e gusti regionali davvero diversi, e quella divisione geografica continua ancora oggi a influenzare il modo in cui certe opere vengono castate e messe in scena.
Perché gli stili contano ancora oggi
Un singolo programma kabuki può muoversi tra entrambe le tradizioni nel corso dello stesso pomeriggio, e sapere quale stile si sta guardando cambia il modo di leggere la scena: la posa congelata di un eroe aragoto è pensata per travolgere il pubblico con pura forza teatrale, mentre una scena wagoto premia chi osserva i piccoli gesti misurati e realistici. Il Kabukiza, costruito nel cuore storico di Edo, è particolarmente legato alla più audace tradizione aragoto, sebbene i programmi moderni includano regolarmente anche brani in stile wagoto per contrasto e varietà nell'arco di una singola giornata di spettacolo, offrendo ai visitatori un'utile panoramica dell'intera gamma stilistica in un'unica visita.
Stilizzazione sopra realismo
Ciò che accomuna entrambi gli stili è un deliberato rifiuto del naturalismo. Il dialogo è recitato con una cadenza formale e ritmica, anziché con un linguaggio ordinario; i movimenti sono coreografati fin nel dettaglio di dita e polsi; e la musica di un ensemble in scena o fuori scena sottolinea quasi ogni momento, segnalando entrate, combattimenti e picchi emotivi. È una scelta intenzionale: il Kabuki è stato concepito fin dall'inizio come puro spettacolo, con l'obiettivo di amplificare emozioni e dramma su una scala che la recitazione naturalistica di tutti i giorni non può raggiungere, persino nelle scene tratte dalla vita domestica quotidiana piuttosto che da leggende o storia.
Una tradizione viva e riconosciuta
Il Kabuki è riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, una delle pochissime arti performative giapponesi a detenere questo status. Resta una tradizione viva, non un reperto da museo: nuove produzioni, avvicendamenti generazionali nel cast e persino adattamenti kabuki moderni di manga e film vengono messi in scena accanto a classici secolari, così che il programma di un dato mese al Kabukiza possa mescolare materiale autenticamente antico con opere scritte durante la vita degli stessi attori in attività, senza che il pubblico debba considerare le une più legittime delle altre.
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